Tutelare i diritti dei lavoratori, combattendo il lavoro nero ed irregolare, è un impegno al quale nessuno può sottrarsi. Ma certi strumenti di contrasto, come la Cabina di Regia Nazionale di coordinamento, suscitano perplessità. Numerose come le autorità che la compongono.
Cari associati,
la dottrina sociale della Chiesa ammonisce che, pur cambiando le forme storiche in cui si esprime il lavoro umano, non devono cambiare le sue esigenze permanenti. Esigenze che si riassumono nel rispetto dei diritti inalienabili dell’uomo che lavora.
Di fronte al rischio di vedere negati questi diritti, la Chiesa invita a costruire nuove forme di solidarietà che tengano conto dell’interdipendenza che lega tra loro gli uomini del lavoro.
Quanto più sono profondi i cambiamenti, tanto più deciso deve risultare l’impegno dell’intelligenza e della volontà per tutelare la dignità del lavoro.
Questo insegna la Chiesa. Senza se e senza ma.
E’ allora evidente che una associazione di ispirazione cristiana come l’Acai non può non essere impegnata in prima linea contro la piaga del lavoro nero ed irregolare. Essa rappresenta una ferita alla dignità della persona che risulta intollerabile.
Una ferita contro la quale intendiamo svolgere una incessante azione di denuncia che porti le nostre istituzioni a maturare una consapevolezza diffusa della necessità di adoperarsi affinché, specie in alcuni settori produttivi ed in alcune aree geografiche del nostro Paese, questo fenomeno odioso venga finalmente eliminato.
L’Acai è quindi pronta, come in passato, a fare la sua parte contro il lavoro nero.
Detto questo, non ci sembrano del tutto adeguati gli strumenti di contrasto messi finora in campo dalla politica italiana. Ci riferiamo in particolare al varo, da parte del Governo Prodi, della Cabina di Regia Nazionale che dovrebbe predisporre una generale azione di prevenzione del fenomeno utilizzando le risorse economiche previste dal Fondo per l’emersione del lavoro irregolare.
Non ci convince anzitutto la struttura elefantiaca di questa Cabina di Regia, come presentata a Bari al convegno nazionale promosso dal Ministero del Lavoro sulle politiche del Governo in materia. Una struttura che rischia di comprometterne da subito l’incisività e l’efficacia.
Di questa Cabina infatti faranno parte i ministeri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze,della Solidarietà Sociale e dello Sviluppo Economico. In più il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità, la Consigliera di parità, l’Inps, l’Inail, il Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro, le Direzioni generali del mercato del lavoro, dell’attività ispettiva e per la tutela delle condizioni di lavoro, il Comitato nazionale per l’emersione del lavoro irregolare. Ed ancora la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Unione delle Province italiane, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani. Ed inoltre le associazioni datoriali e sindacali più rappresentative a livello nazionale e quelle del terzo settore che svolgono attività di prevenzione dei fenomeni mafiosi.
Tanti soggetti, tante professionalità, tante storie, tanti indirizzi. Ma anche tanti costi. Ed in quale rapporto staranno i costi rispetto ai benefici ?
E’ questo il punto. Si parla tanto di ridurre i costi della politica, di semplificare, di velocizzare. E poi si studiano provvedimenti che, al di là delle intenzioni, rischiano di aumentare le spese, di complicare, di rallentare.
Nell’Italia delle tante, troppe commissioni e sotto-commissioni, dei gruppi di studio e delle consulenze, non si avvertiva l’esigenza di creare un nuovo organismo che, per l’esteso numero dei suoi componenti, più che ad una singola cabina somiglia ad un intero stabilimento balneare.
La Cabina, ha assicurato anche a Bari il sottosegretario di Stato Rosa Rinaldi, ‘non è intesa come sede statica di elaborazione di linee guida o di valutazione ex post degli interventi posti in essere nei territori, ma è stata pensata come motore di iniziative e sede costante di confronto, di promozione ed elaborazione di una strategia integrata tra centro e periferia, strumento efficace di sussidiarietà tra i vari livelli dello Stato, nella sua articolazione di competenze tra governo centrale, regionale e locale’.
Ci auguriamo sinceramente che sia così. Ci auguriamo che alle parole del sottosegretario seguano appunto confronti, promozioni ed elaborazioni di strategie. Sarebbe un successo della politica da registrare con piacere.
Ci auguriamo allora di sentire presto rombare questo ‘motore di iniziative’. Temiamo, tuttavia, che per le sue troppe componenti innestate, il motore della Cabina di Regia possa imballarsi al primo giro.
E spegnersi miseramente tra tanti, troppi distinguo. Tra tanti, troppi se e troppi ma.
Dino Perrone
Presidente nazionale ACAI