Il recente richiamo del Papa sull’importanza che la politica abbia a mente le ragioni etiche e morali del proprio agire induce tutti a riflettere sul tipo di contesto civile che ci circonda.
Cari associati,
nei giorni scorsi Papa Benedetto XVI ha sottolineato l’importanza che nell’agire politico si tenga conto dei valori etici e morali.
Si è trattato di un richiamo forte e senza equivoci.
Un monito affinché i responsabili della cosa pubblica diano prova di una coerenza di comportamenti e di decenza civile che troppo spesso sembrano essere invece sul punto di smarrirsi definitivamente.
Un richiamo ed un monito che, nelle scorse settimane, è stato preceduto da molteplici prese di posizione anche da parte di vescovi e cardinali che hanno invitato la classe politica italiana, nel suo complesso, ad uno stile più sobrio che sia lontano da ‘eccessi e derive’.
Un richiamo ed un monito giunti praticamente alla vigilia della pubblicazione della terza enciclica sociale del Santo Padre, la ‘Caritas in veritate’, nella quale, partendo proprio dalla necessità di riscoprire le dimensioni etiche dell’agire umano, è centrale l’attenzione e la preoccupazione per le conseguenze della mondializzazione in un contesto economico-finanziario caratterizzato dalle crescenti difficoltà dei rapporti fra lavoro produttivo e gestione della finanza.
Niente di nuovo, si dirà. Ed in fondo è proprio così.
La Chiesa, affermando che in politica come in economia contano i principi etici e morali, non dice nulla di nuovo semplicemente perché richiama un precetto che non ha tempo.
Una verità che dovrebbe scuotere le coscienze, invitare all’impegno, alla partecipazione, alla condivisione.
In questo, la Chiesa visibile fa il suo compito.
E’ semmai la politica che sembra impegnata ad occuparsi di altro. E’ la politica, insomma, a non fare bene il suo mestiere.
E’ la politica a continuare a mostrarsi, in troppi casi, inadatta al suo compito.
Ma buttare la croce solo addosso ai politici è un esercizio talmente semplice e banale da risultare, alla lunga, persino noioso.
Certo la politica continua a non farsi apprezzare per come dovrebbe. Ma essa è lo specchio sostanzialmente fedele, al di là di qualche piccola distorsione, di ciò che oggi è la nostra società.
Tutto questo ci induce ad una riflessione.
La Chiesa ci ricorda che comunità politica e società civile, seppure collegate e interdipendenti, non sono uguali nella gerarchia dei fini.
La comunità politica è infatti al servizio della società civile. Ciò dovrebbe indurre gli attori della politica ad assumere un atteggiamento di maggiore umiltà e sobrietà, proprio in quanto è la società civile ad avere la preminenza.
Ma nel contempo questo carica di enormi responsabilità proprio la società civile
Una società nella quale mancano, ormai da troppo tempo, semplicemente i buoni esempi.
Se oggi c’è chi parla, come il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, di ‘una urgenza di moralità’ e della conseguente necessità di ‘costruire la società civile sulla roccia, cioè su basi solide’ per non ritrovarsi a costruire sulla sabbia, è appunto perché nei tempi attuali mancano i buoni esempi.
Abbondano invece i cattivi esempi, i cattivi comportamenti, alimentati da un crescente individualismo che manca di quella responsabilità necessaria per la costruzione di una società davvero rispettosa dei diritti della persona.
E’ questa l’emergenza nazionale che ci tocca affrontare, senza affidarne la soluzione al solo agire politico.
E’ questo il compito, certo non facile né breve, al quale siamo chiamati per non lasciare in eredità ai nostri figli un contesto civile nel quale prevalgano stili di vita improntati al nichilismo, alla prevaricazione, al disimpegno ed all’irresponsabilità.
E’ solo in questo modo che è possibile costruire un Paese consapevole e non vittima di un cinismo senza freni.
Un Paese nel quale, come ha esortato il Santo Padre, la politica sia ispirata all’etica ed alla moralità.
Dino Perrone
Presidente nazionale ACAI