Il nuovo Capo dello Stato è chiamato a rimettere in sintonia la politica con i bisogni e le aspettative dei cittadini. Compito non facile, visto lo scollamento generale, ma da assolvere al meglio per evitare pericolose derive nichiliste.
Saranno gli anni a venire a dirci se Sergio Mattarella è stata la scelta migliore per affrontare il tempo che al Paese tocca vivere.
Un tempo di depressione e scarsa coesione sociale, di disagio economico, di crisi dei partiti e delle forme tradizionali di rappresentanza.
Un tempo difficile per tutti. Figurarsi per il Capo dello Stato, sul quale inevitabilmente confluiranno tutte le tensioni presenti dentro e fuori i palazzi istituzionali.
Al nuovo inquilino del Quirinale serviranno equilibrio, competenza e mente fredda. Ma anche un cuore caldo, capace di entrare in sintonia con il battito del Paese. Ed in questo senso le parole pronunciate, appena eletto, dal nuovo Presidente, quel suo umile pensiero rivolto ai problemi, alle attese ed alle aspettative dei cittadini, lasciano ben sperare.
Ci fanno capire che Mattarella è intenzionato a non farsi ingabbiare dai protocolli ma a guardare in profondità ai bisogni ed ai desideri degli italiani, superando la visione filtrata e limitata, per non dire angusta, dei partiti.
E un dato importante, tenuto conto che siamo alle prese con una battaglia in sede europea contro lausterità ancora tutta da affrontare, con una ripresa interna sempre debole e con una crisi finanziaria nuovamente pronta a scatenarsi.
Per affrontare tutto questo occorre una guida autorevole e di prestigio internazionale, con alle spalle un corpo sociale compatto, coeso. E mai come ora la politica deve servire a mediare, a ricomporre e non a dividere e dilaniare.
Il Presidente Mattarella è chiamato a dare voce ad un Paese che deve assolutamente ritrovarsi.
E può riuscire a ritrovarsi, il Paese, solo se la politica saprà emendarsi dai propri errori, superando la logica perversa dei veti incrociati, degli odi di partito, delle rivalità meschine e persino delle gratuite volgarità che pure hanno fatto capolino nei giorni che hanno preceduto lelezione del nuovo Capo dello Stato.
I dati economici, anche quelli meno negativi delle ultime settimane, ci dicono che questo non è certo il momento della rissa scomposta. Questo è invece il momento della seria assunzione di responsabilità per far svoltare definitivamente lItalia.
Se vogliamo che la ripresa, non solo della domanda interna ma anche delloccupazione, sia qualcosa di meno effimero di come oggi appare, occorre appunto una grande responsabilità da parte di un ceto politico che deve tornare a saper parlare il linguaggio dei cittadini.
Cittadini che sono alle prese con uno scenario sempre tendente al grigio, come testimoniato anche dai dati del Rapporto Eurispes secondo i quali quasi un italiano su due non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate.
Una percentuale aumentata di oltre sedici punti nel corso degli ultimi dodici mesi e che rischia di vanificare leffetto positivo del leggero calo della disoccupazione registrato nel mese di dicembre e dellaumento della produzione.
Non bisogna sbagliare una mossa, per evitare che la perdurante crisi economica finisca con avere un devastante impatto sul corpo sociale.
Sapere che sul colle più importante dItalia vi è un Presidente con una bella storia personale ed una preparazione indiscussa è certamente un motivo di speranza estremamente prezioso.
Cè chi sostiene che il Capo dello Stato, dentro lapparente grigiore che qualcuno gli rimprovera, nasconda in realtà unanima di ferro. Insomma, tanta sostanza e poca inutile polpa.
Ce lo auguriamo perché è proprio quello che serve al Paese, specie ora che i fuochi dartificio sembrano destinati a spegnersi e cè il rischio di dover affrontare una nuova notte di buio fitto.
Dino Perrone