Nuova politica e sana imprenditoria

___________________________________di Dino Perrone

 

Tornare a ‘fare sistema’ per far ripartire lo sviluppo: questo compito non tocca solo al governo Monti, ma all’intero Paese. Altrimenti sarà inevitabile il declino, sociale prima ancora che economico, dell’Italia
 
 
La volta scorsa, in questo nostro tradizionale appuntamento sul web, ho sostenuto che a salvare l’Italia dalla crisi economica non saranno certo la finanza o le banche e neppure l’inasprimento della leva fiscale o l’innalzamento dell’età pensionabile, ma saranno gli imprenditori.
Quegli imprenditori, ho detto, che lavorando sodo e pagando le tasse, investendo e risparmiando, hanno evitato la bancarotta del nostro Paese. Questo ho sostenuto la volta scorsa e questo ribadisco anche oggi, se possibile persino con più forza.
Non si tratta di frasi dettate da un malinteso spirito di appartenenza.
Esse sono piuttosto la nitida  fotografia di una realtà italiana che vede appunto nell’imprenditoria sana, specie in quella di dimensione piccole e medie, uno dei pochi punti di eccellenza del nostro Paese.
E’ appunto per questo che la nostra associazione si attende dal nuovo esecutivo una sterzata decisa in favore di una tutela non episodica del reticolo costituito dalla piccola e media imprenditoria diffusa. L’attendiamo, questa sterzata. Addirittura riteniamo di doverla pretendere, per il bene comune.
Qualche segnale, sia pure ancora troppo timido ed incerto, comincia a giungere dal governo Monti ed esso rappresenta già un fatto positivo ed incoraggiante.
Leggo in questo senso le annunciate attenzioni che, ad esempio in materia di opere pubbliche ed infrastrutture, il nuovo governo intende riservare alle imprese medio-piccole presenti sul territorio, riprendendo in tal senso alcuni spunti lasciati in eredità dal precedente esecutivo, ma significativamente rafforzandoli.
Leggo ancora in questa direzione l’invito alle banche ad essere maggiormente ‘aperte’ alle esigenze di credito di quella fetta del mondo imprenditoriale oggi alle prese con una crescente crisi di liquidità.
Leggo e confido che a questa sorta di ‘moral suasion’ nei confronti del sistema creditizio italiano si accompagnino misure concrete ed immediate, capaci di rendere meno accidentato il percorso che ciascun imprenditore, alle prese con una crisi di liquidità, si trova ad affrontare per uscire dalle strettoie del ristagno economico e dei ritardi nei pagamenti soprattutto da parte della pubblica amministrazione.
Segnali, ripeto.
Ma accanto a questi segnali è necessario si faccia strada anche una più diffusa consapevolezza della necessità di favorire, attraverso lungimiranti scelte di politica economica e fiscale, la crescita di una nuova e diversa classe imprenditoriale, sempre più capace di misurarsi con le esigenze di un mercato mutevole ed aggressivo.
Una imprenditoria capace di innovazione e ricerca, una imprenditoria pronta ad essere il fattore principale del rilancio economico del Paese.
Questa imprenditoria, a dire il vero, è già oggi presente nella realtà italiana. Tuttavia la sua azione viene rallentata, spesso finanche ostacolata, da un ceto politico che si mostra troppe volte incapace di liberarsi da una visione corta, modulata soltanto sugli interessi di parte e gli appuntamenti elettorali.
Questa visione corta ha provocato non pochi guasti nel tessuto sociale italiano, di fatto impedendo di porre mano a quelle riforme sistemiche che oggi l’Europa ci chiede.
Ma forse  adesso, proprio sotto l’urto squassante della crisi che ha messo a nudo tutte le fragilità di un sistema troppo avvitato su se stesso, potranno vedere la luce interventi legislativi realmente innovativi, ad esempio capaci di spostare significative poste del prelievo fiscale dalle imprese alle fasce di ricchezza improduttiva.
Rendere più leggero il carico fiscale che grava su impresa e lavoro significa consentire il liberarsi di nuove energie produttive che oggi vengono invece ingiustamente mortificate.
E’ questa la sfida che compete non solo al governo Monti ma al sistema italiano nel suo complesso. Mostrarsi cioè capace di rinnovarsi, di migliorarsi. Di saldare la nuova politica con la sana imprenditoria.
Solo tornando infatti a fare gioco di squadra, o come si diceva una volta a ‘fare sistema’, sarà possibile risalire la china e recuperare credibilità non solo in Europa ma, prima ancora, anche ai nostri occhi.
 


Dino Perrone
Presidente nazionale ACAI 

 

 

Archivio