In un mondo estenuato da troppe dolorose lacerazioni, sfregiato da guerre, ingiustizie e violenze, la riconciliazione è ciò di cui oggi si avverte maggiormente bisogno.
E’ questa la prima missione a cui è chiamato Papa Leone XIV, l’americano Robert Francis Prevost.
Una missione estremamente difficile, riconciliare.
E riconciliare non vuole certamente dire negare le diversità, mettere la sordina ai conflitti, ma all’opposto riconoscere le une e gli altri e trasformarli in occasione di dialogo, confronto, accoglienza.
Oggi la Chiesa, dinanzi ad un mondo percorso da egoismi vecchi e nuovi, deve mostrare una vitalità ed un coraggio che portino l’umanità tutta a varcare nuove frontiere di consapevolezza. Per il bene comune.
Leone XIV dovrà certamente contrastare quella che il suo predecessore, Papa Francesco, definiva “introversione ecclesiale”. La tentazione cioè a non aprirsi al mondo, ad allontanarsi dalle periferie esistenziali e geografiche, a negare appunto le diversità ed i conflitti.
L’unità della Chiesa, valore sul quale si è molto discusso nei giorni che hanno preceduto il Conclave, non può che nascere dalla pluralità, dal riconoscimento che siamo tutti chiamati a confrontarci con contesti culturali e sociali tra loro estremamente diversi ed in ordine ai quali sono necessarie enormi capacità di ascolto e dialogo.
Ascolto e dialogo che si costruiscono attraverso ponti e non muri, come ha subito ricordato Papa Prevost presentandosi al mondo dalla Loggia delle Benedizioni in piazza San Pietro, sottolineando inoltre come il Pontefice debba essere «pastore» ed invocando “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”.
In questa ottica non privo di significato è stato anche l’immediato richiamo alla sinodalità, altro tema molto dibattuto in queste settimane, affermando la volontà di “camminare insieme” come Chiesa unita e missionaria.
Parimenti non è privo di significato che quello che era stato definito come il più “bergogliano” tra i vescovi americani, come nuovo Pontefice abbia ripreso il nome che era stato di Leone XIII, il Papa che con l’enciclica “Rerum Novarum” promulgata il 15 maggio 1891 pose le fondamenta della Dottrina sociale della Chiesa.
“Dio ama tutti”, ci ha ricordato il nuovo Pontefice. E questo immenso amore l’umanità intera, ognuno di noi, nel proprio lavoro, nella quotidiana bellezza ed anche fatica di vivere deve saper onorare.
L’intera Acai oggi accompagna con la preghiera il percorso che attende il nuovo Pontefice, invocando il Signore affinchè gli dia la forza per sostenere i gravosi impegni cui è chiamato per accogliere in un fraterno abbraccio i cinque continenti.
Alfonso Scafuro
Presidente Nazionale ACAI