Chi davvero paga dazio

La stretta sui dazi doganali imposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto, come primo effetto, quello di stressare i mercati ed acuire la distinzione, specialmente in campo europeo, tra i sostenitori del dialogo a tutti i costi, come l’Italia, ed i supporter della risposta muscolare, come i francesi.

Non è certo la prima volta che avviene una contrapposizione tra falchi e colombe. Si può dire che anzi c’è sempre stata, su ogni argomento. Ma oggi essa è esasperata dalla gravità e dalle incognite del panorama internazionale. Ed in tutta questa intricata vicenda, più ancora che dividersi tra falchi e colombe c’è il rischio, per noi europei, di passare per polli.

In questo senso non sono pochi, tra gli esperti, coloro che invitano a non imboccare quasi istintivamente la strada del “dazio per dazio” sottolineando che ciò potrebbe finire con il raddoppiare il danno già provocato dalla mossa muscolare dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Ma è certo che una risposta, ferma e non autolesionista, è pur sempre necessaria quanto urgente.

Trattare, dunque. Auspicabilmente come europei e non invece in ordine sparso, secondo la logica sempre affiorante del badare solamente ai propri interessi interni. Chiedere quindi di rivedere le stime sulla base delle quali gli Stati Uniti hanno deciso i dazi, magari cancellando per prima cosa il peso dell’Iva da quei conti.

Un compito che spetta anzitutto alla Commissione europea, chiamata finalmente ad uno scatto unitario e di qualità dopo il balbettio derivante dalla frammentazione delle posizioni dei vari governi nazionali che dura da troppi anni e su troppe questioni.

Ciò che però più interessa ad una associazione cristiana come la nostra è comprendere quali categorie sociali saranno chiamate a sopportare tutte queste tensioni. Chi saranno insomma coloro che inevitabilmente dovranno davvero pagare dazio in questa situazione.

Il pensiero corre ovviamente alle imprese e dunque alle famiglie.

Temiamo insomma che, ancora una volta, saranno le fasce meno protette e garantite a dover affrontare il conto più salato, rischiando un ulteriore impoverimento. Questo potrebbe innescare una spirale di tensioni sociali nei prossimi mesi dagli esiti imprevedibili.

Non vorremmo trovarci, nel volgere di poco tempo, alle prese con una Europa sempre più armata per legittime esigenze di difesa ma del tutto sguarnita sul fronte delle politiche sociali e di inclusione.

Comprendiamo l’invito della premier Meloni a non esagerare con il catastrofismo, perché un governo responsabile ha il dovere di tenere a bada il panico generale. Ma la Banca d’Italia ha già stimato una contrazione del prodotto interno lordo di oltre mezzo punto percentuale, proprio a cagione della politica trumpiana sui dazi. Una botta non da poco per un Paese come il nostro in cui la produzione industriale segna il passo da quasi due anni.

Tutti dicono che bisognerà guardare a come evolverà la situazione dei mercati nei prossimi mesi. Ma già adesso è evidente che, oltre a famiglie ed imprese, a pagare dazio è proprio una idea inclusiva e solidale dell’economia che pare destinata ad andare in soffitta molto a lungo. Una idea portata avanti con determinazione da Papa Francesco e che in questo anno giubilare appare più che mai necessario che si traduca in atti concreti. Per il bene di tutti.

 

Il Presidente Nazionale

Alfonso Scafuro